La plastica biodegradabile e compostabile e gli imballaggi

La bioplastica è un’alternativa sostenibile a basso impatto e alte performance d’uso e di servizio, pensata con particolare riferimento alle applicazioni food contact. Biorepack contribuisce a promuovere e garantire il miglior fine vita di questi imballaggi, ovvero la raccolta differenziata assieme alla frazione organica umida e il successivo riciclo organico

LA BIOPLASTICA

  • La bioplastica è un’alternativa sostenibile a basso impatto ed alte performance d’uso e di servizio. Frutto di ingenti investimenti in ricerca e innovazione, si tratta di un materiale, derivato da fonti rinnovabili o di origine fossile, che ha la caratteristica di essere biodegradabile e compostabile in conformità allo standard europeo armonizzato EN 13432 e/o EN 14995. I manufatti in bioplastica a fine vita sono raccolti con i rifiuti organici umidi e quindi trattati per il loro riciclo organico così che al termine del processo di compostaggio siano in grado di contribuire alla creazione di compost di qualità, un alleato importantissimo per favorire la fertilizzazione nonché combattere la desertificazione e l’erosione dei suoli. L’uso di materie prime rinnovabili, meglio se provenienti da sottoprodotti e scarti, è parte integrante, ma non sufficiente, di una bioplastica. L’uso di materie prime rinnovabili, infatti, è possibile anche nella produzione di polimeri tradizionali, per esempio il cosiddetto polietilene verde che si comporta, nel fine vita, come quello da fonte fossile e non presenta dunque caratteristiche di biodegradabilità e compostabilità. Questi prodotti possono essere qualificati come “plastiche vegetali”, per evitare confusione con le bioplastiche.
  • La biodegradabilità è la capacità di un materiale di essere degradato in sostanze più semplici mediante l’attività enzimatica di microorganismi. Al termine del processo di biodegradazione le sostanze organiche di partenza vengono trasformate in molecole inorganiche semplici: acqua, anidride carbonica e metano.
  • La compostabilità, che riguarda il fine vita di un prodotto, è la capacità di un materiale organico di essere riciclato organicamente assieme all’umido trasformandosi in compost mediante il compostaggio, un processo di decomposizione biologica della sostanza organica che avviene in condizioni controllate. Al termine del processo di compostaggio si ottiene un prodotto biologicamente stabile, inerte e inodore. in cui la componente organica presenta un elevato grado di maturazione. Ricco in humus, in flora microbica attiva e in microelementi, il compost è la soluzione ideale contro la desertificazione dei suoli e l’impoverimento di carbonio nonché un prodotto di impiego agronomico (fertilizzante per florovivaismo, colture praticate in campo).
  • La rinnovabilità riguarda l’origine di un materiale e in particolare la caratteristica di quelle materie prime - prevalentemente di origine vegetale e animale – di rigenerarsi in tempi brevi (piante, alberi, loro derivati e scarti), in opposizione alle materie prime da fonte fossile (petrolio) o minerale (metalli).
  • La norma europea EN 13432:2000 “Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione - Schema di prova e criteri di valutazione per l’accettazione finale degli imballaggi”, recepita in Italia attraverso la norma UNI EN 13432:2002, e per analogia anche la norma UNI EN 14995:2007, definisce le caratteristiche che un imballaggio o un manufatto deve possedere per poter essere definito “compostabile". Queste  norme sono un punto di riferimento per i produttori di materie prime polimeriche e di imballaggi, le autorità pubbliche, i compostatori e i consumatori anche perché aiutano a distinguere i prodotti virtuosi a norma, che possono legittimamente fregiarsi dei claim  “biodegradabile” e “compostabile” in combinazione tra loro ed essere così riciclati assieme all’umido domestico.
    Secondo la UNI EN 13432, le caratteristiche che un imballaggio biodegradabile e compostabile deve possedere per poter essere raccolto e riciclato assieme all’umido domestico sono le seguenti:
    • Biodegradabilità, ossia la capacità del materiale compostabile di essere convertito in CO2 (anidride carbonica) sotto l'azione di microrganismi
    • Disintegrabilità, cioè la frammentazione e perdita di visibilità nel compost finale
    • Assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio e sulla qualità del compost
    • Bassi livelli di metalli pesanti e composti fluorurati
    • Altri parametri chimico-fisici (assenza di effetti ecotossici sulle piante)

Ciascuno di questi punti è necessario per la definizione della compostabilità ma, da solo, non è sufficiente. Per esempio, un materiale biodegradabile non è necessariamente compostabile perché, per essere definito tale, deve anche disintegrarsi durante un ciclo di compostaggio nei tempi previsti dal menzionato standard EN 13432

 

GLI IMBALLAGGI IN BIOPLASTICA

Nell’ambito di competenza di Biorepack rientrano gli imballaggi e i rifiuti di imballaggi in bioplastica, le cui principali applicazioni sono le seguenti:

  • borse per il trasporto merci (shopper);
  • sacchetti per frutta e verdura o altri alimenti venduti sfusi (reparti del fresco);
  • piatti, bicchieri e vassoi;
  • pellicole estensibili, buste IV gamma  vaschette, retine, sacchi;
  • capsule per bevande e caffè;
  • bottiglie, flaconi, vaschette in espanso per gelati, etc.

Gli imballaggi di competenza Biorepack devono essere realizzati in plastica biodegradabile e compostabile certificati UNI EN 13432 e devono riportare uno dei seguenti marchi di compostabilità (sul singolo imballaggio o sulla confezione):