Ispra, invariata nel 2020 la raccolta dell’umido e della bioplastica

Le valutazioni dei Compostatori sulla base del Rapporto Rifiuti Edizione 2021.
L’intercettazione pro-capite della frazione umida, nella quale rientrano anche gli imballaggi in bioplastica compostabile, risulta sostanzialmente invariata in Italia, collocandosi intorno a 88,3 chili per abitante.

Le valutazioni dei Compostatori sulla base del Rapporto Rifiuti Edizione 2021.
L’intercettazione pro-capite della frazione umida, nella quale rientrano anche gli imballaggi in bioplastica compostabile, risulta sostanzialmente invariata in Italia, collocandosi intorno a 88,3 chili per abitante.

La pandemia ha avuto un impatto importante anche sugli andamenti di produzione, raccolta e gestione dei rifiuti urbani, non risparmiando la filiera dei rifiuti organici e degli imballaggi in bioplastica compostabile. A dirlo è il CIC - Consorzio Italiano Compostatori - sulla base del Rapporto Rifiuti Edizione 2021 dell’ISPRAEmerge, in primis, che il dato generale della produzione di rifiuti urbani, pari a 28.945.000 tonnellate, è il più basso mai registrato in Italia da quando esiste una contabilità sui rifiuti.
Per quanto riguarda l’organico, invece, se negli ultimi 10 anni la crescita media del rifiuto organico differenziato era stata del 7% all’anno, nel 2020 si è verificata una riduzione complessiva della raccolta differenziata rispetto all’anno precedente di circa 125mila tonnellate, cioè poco meno del 2% delle 7,3 milioni di tonnellate raccolte nel 2019. La maggior parte del calo di intercettazione è imputabile alla frazione verde (87mila tonnellate), mentre la frazione umida è calata di sole 38mila tonnellate; l’intercettazione pro-capite risulta sostanzialmente invariata, collocandosi intorno a 88,3 kg/abitante. 
L’analisi del CIC mostra un’Italia divisa in due: nei comuni di piccole e medie dimensioni - in particolare in quelli di popolazione inferiore a 1.000 abitanti e in quelli tra i 5mila e 10mila abitanti -l’intercettazione del rifiuto organico tra il 2019 e il 2020 è aumentata tra 1 e 8 chili per abitante; in valore assoluto, inoltre, la raccolta è aumentata di oltre 62mila tonnellate nei Comuni con meno di 100mila abitanti. A controbilanciare la crescita vi è il calo di oltre 100mila tonnellate nei grandi comuni. Un esito - dice sempre CIC - dell’arresto del pendolarismo verso le grandi città, dove per mesi non si sono consumati pasti nelle mense aziendali, nei bar e nei ristoranti, la drastica riduzione del turismo straniero e la concomitante crescita della popolazione effettivamente residente nei piccoli comuni satellite.  
Sempre secondo i dati del Rapporto Rifiuti Urbani Ispra, l’organico con imballaggi in bioplastica compostabile si conferma la frazione più raccolta in Italia: rappresenta il 39,3% del totale. Il 68,4% della frazione organica è costituito dalla frazione umida da cucine e mense (4,9 milioni di tonnellate), il 27,1% (1,9 milioni di tonnellate) dai rifiuti biodegradabili provenienti dalla manutenzione di giardini e parchi, il 3,8% (275mila tonnellate) dai rifiuti avviati al compostaggio domestico e lo 0,7% (circa 49mila tonnellate) dai rifiuti dei mercati. La produzione pro capite più elevata è quella dell’Emilia-Romagna, con 640 chilogrammi per abitante per anno, pur se in calo del 3,5% rispetto al 2019. I valori minori di produzione pro capite si registrano per la Basilicata (345 chilogrammi per abitante), il Molise (368 chilogrammi) e la Calabria (381 chilogrammi).